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Personal NotebookStrange how I still feel my loss of comfort gone before 11月1日 Anteprima "Chrysalis"Ebbene sì, a quanto pare sono ancora incolume, benché gli afflati di quest'ultima settimana così frenetica e tumultuosa abbiano, in effetti, frenato molti dei miei entusiasmi e propositi. Non che prima fossi questo pinnacolo e paradigma di operosità, questo è certo... Tuttavia, per quanto io mi sforzi di colmare la controversa inanità di questi giorni, non posso nascondere che si tratti, per il sottoscritto, di un periodo di autentica magra. Una siccità surrettizia sembra aver sedato, per il momento, i vari e labili impeti poietici che parevano agitare le mie corde, quantomeno prima della villeggiatura estiva. Così, ora sembra quasi che tutto ciò che vado intessendo si stagli su un'intricata ma arida maglia di parvenze dalla consistenza diafana, effimera, transitoria... Tuttavia, proprio a dispetto di questa inerzia così frustrante - come contraltare lecito e perorabile, direi - mi arrogo la licenza di proporre qui, tra queste pagine dimesse, un'anteprima di un lavoro che sto pazientemente cesellando. Urge una premessa indispensabile: questa pur modica e lapidaria opera mi impegna, senza invereconde approssimazioni, da più di un anno. Si tratta di una produzione che, benché probabilmente non esibisca tratti troppo innovativi nel modulo formale adottato, si fregia in realtà di canoni (e accortezze) per me decisamente unici e peculiari. Uno dei molti propositi che hanno diretto, come una volubile dorsale, gli esiti di questo "parto" è l'audace intento di convogliare, con laconica ma pertinente fluidità, alcuni dei temi a me più cari, ossia tutte quelle suggestioni che finora erano affiorate in misura solo parziale e lacunosa. Colgo, dunque, l'occasione per dispiegare il sipario ed annunciare la prossima pubblicazione di un nuovo album pianistico, interamente di mia fattura: il titolo di quest'ultima fatica sarà "Chrysalis"! Ora, non mi dilungo ad annoiarvi con illazioni sui motivi diegetici dell'opera, né ambisco in questa sede a ostentare solerti (e magari fumose) pretese. Per chi apprezza o ha apprezzato i miei lavori, sono lieto di decretare che - salvo imprevisti dell'ultimo momento - composizione, produzione e affinamento dell'album saranno concluse entro il mese di Febbraio 2009. In questo frangente, come appunto anticipavo qualche riga qui sopra, mi sono premunito di affinare con cura veramente maniacale ogni aspetto, ogni partitura, ogni battuta e pausa, proprio al fine di sortire - pur sempre con onesta e perspicua umiltà - un risultato che si accostasse quanto più nitidamente alle immagini mentali e ai "subbugli dell'animo" che desideravo trattare. In questo lavoro, dunque, convergerà un lascito tematico abbastanza vario: a cominciare dai ricordi giovanili, dall'amarezza nostalgica che da sempre costituisce uno dei miei "topoi" letterari più marcati, fino a inoltrarsi e smarrirsi presso le impervie valli del tema della crescita (nodo focale dell'intero progetto), indagando le gioie e i patimenti che si accompagnano alla formazione dell'individuo, per poi tracciare idilliaci affreschi sul sentimento amoroso e sul sodalizio amicale... Questi sono solo timidi accenni, piccole briciole che cercherò instancabilmente di assembrare in un costrutto valido ed organico. A suggello conclusivo (almeno per il momento) di queste lungimiranti premesse, vorrei sottoporre al vostro vaglio uno stralcio molto sparuto: vi presento una delle composizioni iniziali del progetto, che potrete ascoltare senza limiti o impacci dal mio profilo di lastfm. L'ispirazione per la stesura di questo brano mi è sovvenuta durante una delle mie "transumanze" accademiche, in particolare dagli scorci mesti e silenziosi dei viaggi in metropolitana - da cui appunto deriva il conciso titolo. Cliccate sul collegamento riportato qui di seguito, dopodiché attivate il pulsante "PLAY" del pannello di riproduzione musicale, collocato in alto a destra, per saggiare il pezzo in questione. Bene, a questo punto ringrazio tutti in anticipo per la pazienza e auguro agli eventuali fruitori un buon ascolto, nell'attesa di concludere questa nuova, ampia e laboriosa impresa. ^^ 8月28日 La calma prima della tempestaAnche quest'ultimo, affannoso e altalenante romitaggio estivo è giunto al suo tramonto, mai come prima d'ora tanto desiderato! Si raccolgono finalmente i cocci della mente, quell'urna stordita che spesso cerca disperatamente di ergersi a labaro di illazioni caparbie, ma sempre involute, sempre affastellate... Si calcano infine, tra tante pavide reticenze e qualche briciola di temerarietà latente, le soglie dell'impegno accademico, tanto tortuoso quanto, talvolta, redditizio. Adesso, in questo istante, al momento di questa stesura incerta e leziosa, qui e nell'animo, vige la calma più inerte... Dopo gli ultimi viaggi (rivelatisi troppo tumultuosi e forieri mio malgrado di qualche inaspettato screzio), questa quiete mi appare così lenitiva e rincuorante. È curioso come io talvolta condanni ed esecri la stasi, per poi ravvedervi in alcuni momenti una condizione salvifica. Dunque, aderendo a un savio protrettico sottoscritto proprio quest'oggi da parte di una persona cara, cerco per il momento di pascermi di questa parvenza immobile, ricaricando le batterie e, magari, cercando di elicitarne qualche spunto, suggestione o strale che possa sobillare (o almeno destare) l'animo quiescente. Seguiranno in ordine sparso: un articolo videoludico su Cave Story; il prosieguo della fin troppo succinta trattazione su FF; speculazioni intimistiche, contingenti e -si spera- mai troppo svenevoli; le solite e ineludibili arringhe sul mio rapporto con la caducità e con la memoria... In calce aggiungo una nota di "servizio", per i miei sporadici lettori: al più presto mi prodigherò a ripristinare i collegamenti ai miei lavori musicali, di cui, a causa di un disguido tecnico, mancano indirizzi agibili. Sto anche contemplando l'ennesima migrazione verso Wordpress, con eventuale pubblicazione simultanea su entrambe le piattaforme. Vedremo cosa riuscirò a ordire nei giorni venturi. À suivre... 8月4日 Estate - Stasi - EstasiÈ trascorso più di un mese dall'ultimo intervento affisso presso questa umile bacheca... La recente inerzia che ha arginato il torrente delle mie illazioni, già abbastanza saltuarie di per sé, dovrebbe essere ascritta ad alcuni fattori peculiari: in prima istanza, l'insidiosa e ormai costante apatia / abulia / indolenza, che mi coglie con devota fattività appena gli impegni accademici allentano la loro morsa; in secondo luogo, proprio lo stesso clima afoso che vige in questo periodo estivo, fase dell'anno che personalmente ho sempre esecrato, svilito e soprattutto dissacrato. L'estate è infine giunta, come accennavo, a lambire i sentieri asfaltati dell'urbe romana, portandosi dietro il fardello dell'afa sfiancante che le è connaturata. Così, gli aliti di vento, gradevoli emissari delle brezze notturne, hanno smesso di agitare le fronde attigue, cedendo il passo senza troppi clamori a una galoppante aridità. Le strade si fanno dunque brulle e macilente, tutte mutile di nerbo, tutte prive di fragori, spogliate della placida mestizia che ne sovrastava giorni prima la forma affannosa. Di fatto per me, contrariamente alle sensazioni di molti miei coetanei, l'estate non apporta mai tutti questi effluvi di sollazzo e di ristoro. Sarà che, come ebbi modo di chiosare in qualche intervento precedente, non posso proprio dirmi un apologeta dei divertimenti effimeri, anzi a dire il vero mi sono sempre schierato con aspro sdegno nei riguardi di certi generi di passatempi, già in partenza così caduchi, così spudoratamente pacchiani e sovente anche rovinosi. Queste mie avversioni sono rinverdite dalla temperie generale che ora sembra averci imbrigliato: il clima estivo sollecita torme di persone sempre più affastellate e, sopratutto, sempre più forastiche a migrare verso alcuni particolari ritrovi, eretti sotto l'egida dello spasso libero e indistinto. Onestamente, proprio non riesco a sentirmi affine a questo approccio, né alla mentalità che il più delle volte vi soggiace. Alla base di questa mia perentoria invettiva si staglia forse la percezione, anche piuttosto nitida in effetti, di una certa "necessità coercitiva" che, a guisa di assioma ricorrente, sembra muovere queste esigenze vacanziere. In particolare si ha l'impressione che spesso la gente intraprenda le proprie villeggiature quasi per semplice adesione a un canone sociale ormai invalso e indiscusso, piuttosto che per autentici bisogni di riposo, di serenità, di isolamento meditativo, o quant'altro. Ad ogni modo, è giunto il tempo in cui si spalancano i cancelli per l'estate degli sfarzi, dell'opulenza di comportamenti massivi grotteschi e parossistici, del sollazzo così sperticato da risultare stucchevole, dello svago senza alcuna ragione (o anche senza alcun lavoro che lo preceda, chiaramente!), esibito con disinvolta impudicizia, senza candore, senza pensiero; l'estate (come alcuni miei coetanei letteralmente vantano) dello "spegnimento del cervello", dei piaceri tanto inverecondi quanto passeggeri, che naturalmente (con buona pace di ogni nozione di dignità morale della persona) si dileguano non appena si calca nuovamente la soglia domestica, esattamente nello stesso modo in cui si erano aperte le danze: senza troppi clamori. Mi chiedo se questo possa mai essere sincero, duraturo e autentico divertimento. Cosa potrà mai permanere di quei gesti, di quei lepidi momenti incisi su una carta che è così fragile e diafana, come fragile è il tempo che ne sostiene la tela? Si capirà dunque perché, anche nel divertimento apparentemente più frivolo, anche nei frangenti più faceti e corrivi, io cerchi comunque proprio un ricordo, un tessuto, un ordine, e soprattutto un senso che possa imprimere - pur anche nella goliardia - orme tanto salde da scalfire l'esiziale contingenza in cui esse sono pur sempre calate. Ecco perché, sebbene i frangenti di sollazzo scanzonato non mi siano né alieni, né invisi - e anzi non mi manchino - io continuo a decurtare dall'estate questa virtù quasi sacrale che troppo spesso le si attribuisce. Ecco perché cerco di sfrondare, con queste parole purtroppo anch'esse inaridite dal caldo asfissiante, questa vuota e pacchiana "liturgia edonistica" che troppo, troppo spesso sottende al rovente mese di agosto. Dinanzi all'entropia statica (e avrete capito probabilmente che l'ossimoro è decisamente voluto), io scelgo sempre e comunque la speranza etica, scelgo l'estasi del divertimento incastonato nel mosaico del mio pensiero e di un ordine di vita; scelgo di (passatemi la menzione ironica) accendere il cervello e, anzi, magari di dilettarmi proprio in sua compagnia. Dinanzi al chiasso, all'incuranza, allo spasso vuoto ed effimero della superficialità, io preferisco dunque il silenzio, o eventualmente la buona, ilare, ma esigua compagnia - che, quando è veramente meritoria e degna di tale appellativo, non può mai far rimpiangere alcun tipo di gregge. Ag amharc tré m'óige Is mé bhí sámh Gan eolas marbh Bhí mé óg san am Anois, táim buartha 's fad ar shiúil an lá Ochón 's ochón ó. Buone vacanze! ![]() 6月21日 OrmeSi dà il caso che mi sia capitato sottomano un compendio di alcuni vetusti scritti di mia fattura, risalenti a un tempo davvero immemore di cui ora serbo solo timidi stralci. In realtà si tratta di un nugolo sparuto di annotazioni, suggestioni laconiche e raffazzonate. Semplici "nugae" catulliane, per capirci. Nonostante la veste spoglia però, esse sanno ancora incutere una sorta di malìa, una strana forma di riverenza acerba inesplicabile. Mi si attribuisce spesso una predilezione per gli slanci accorati e nostalgici, ma in verità sono persuaso del fatto che molti di questi giudizi sviliscano ed attenuino la portata salvifica di tali fervori. È vero, certo: io attribuisco ingente lustro e rilievo ad alcuni importanti frangenti del mio tempo. Tuttavia per me questi scorci hanno anzitutto una valenza paideutica e formativa essenziale. Questi afflati nostalgici, come molti li tacciano fregiandosi di una supponente sicumera, non fanno che tracciare il solco etico e i canoni virtuosi di tutti i miei giorni a venire. Un tempo ne parlai anche su EoFF, ma pare che mi capirono in due. In ogni caso, dopo una furtiva lettura degli appunti appena rinvenuti, sono subito incorso con la mente ai grezzi fastelli del nido liceale, tornando a ricordare le audaci congetture e gli scogli tortuosi, le speranze disattese e quelle consolidate, nonché gli affetti, le corrive velleità e tutti i sogni diluiti nell'ampio torrente. È affiorata la proiezione agrodolce della mia Maturità, così sofferta ma al contempo così idilliaca, intrisa di quel colore agreste che sempre ne adornò l'alveo. È emerso anche tutto ciò che ne corredava gli auspici più vistosi: l'ilarità che preludeva alle varie prove d'esame, la tenacia infusavi, l'arguzia destata dall'altrui supporto, la goliardia scaturita da un'escursione presso un Istituto, un susseguente ritrovo festoso... Puntuali accortezze ora sbiadite? Dov'è finita quell'orma di colore? Quella tinta così vivida è stata ormai blandita? Non so. Non so proprio come si faccia a disdegnare completamente tali spunti, additandone addirittura gli esiti come infima e turpe nostalgia, come semplice richiamo puerile. Magari si tratta di vincoli eretti su fondamenta troppo arbitrarie, differenti per ciascuno in base alle beltà e alle viltà esperite nel cammino. Eppure, indipendentemente da questo, come si può mai abiurare la memoria? Dando un'ultima avida scorsa al vago lascito ora riesumato, viene piuttosto da chiedersi come possano orme così preziose essere altrettanto effimere. Di certo farò di tutto per lasciare intatte le mie, evitando che vengano scalfite o rammendate... proprio come l'epifania ritrovata di questi scritti giovanili. ![]() 6月12日 Moonside #2: L'Ultima FantasiaForte della mia precedente veste di redattore in un sito strettamente pertinente, mi prendo la briga di stendere qualche riga in merito a una serie videoludica di particolare fama e levatura, che tuttora riesce ad ammaliare e ispirare un lavacro di appassionati davvero sconfinato. Mi riferisco a quell'opera ormai titanica che reca l'effigie di "Final Fantasy", notissima saga giapponese di videogiochi, il cui arco narrativo si dipana lungo numerose iterazioni (tra quelle ufficiali, siamo attualmente a quota 12), caratterizzate da alcuni spunti comuni ma sostanzialmente molto dissimili nella fabula. Dunque, buona lettura! [Questa prima parte ripercorre alcuni degli aspetti più salienti dei primi 3 titoli] MOONSIDE Capitolo 2: L'Ultima Fantasia Nella laconica premessa a questo prosieguo delle mie sempre asfissianti disamine, ho volutamente evidenziato, con una punta di accorata nostalgia, il mio coinvolgimento sulle pagine ormai brulle di Eyes on Final Fantasy. Per i meno avvezzi a questo titolo, basti sapere che si trattava di un portale devoto a una rigorosa e puntuale trattazione del fenomeno FF. I membri dello staff adibito alla stesura dei contenuti che ne rimpinguavano la veste si erano tutti prefissi l'intenzione di sviscerare in maniera quanto più radicata e passionale i nodi più cruciali della serie, capirne gli spunti più interessanti, addentrarvisi con ineguagliata dedizione e poi, a fronte di questo lavoro, divulgarne gli esiti per la pubblica consultazione. Naturalmente, il sito si fregiava di tutti i crismi che spettino a un progetto del genere: soluzioni, guide tattiche, approfondimenti, indagini molto peculiari, immagini... nonché un forum, vero teatro e cuore pulsante del versante più vitale dell'opera. Mi permetto di soffermarmi su questo sentiero e tracciarne un po' le origini per il semplice motivo che, a dispetto degli eventuali contrattempi, torpori, ritardi e dissapori che ne hanno in seguito minato il corso (e sancito l'ineludibile tramonto), posso affermare con serena fermezza che EoFF fu un progetto altamente formativo per il sottoscritto. Non solo fu proficuo sul fronte più nozionistico, conoscitivo, ma anche e soprattutto sul riscontro sociale e relazionale che andavo pian piano guadagnando. Tuttavia, anche EoFF, come qualsiasi altro castello di sabbia, per quanto sembri esibire parvenze di stabilità, iniziò a franare. Pian piano questa soave impalcatura dette i primi segni di cedimento... Il forum, che come dicevo costituiva (almeno per me in particolare) la vera sorgente di linfa per la nostra esaltante impresa, fu piagato da latitanze prolungate, penuria di contributi da parte dei veterani e affluenza irrisoria sul fronte dei neofiti. Capirete che allorché iniziano a mancare spunti e persone, una struttura come quella di un sito amatoriale dedito al dibattito comune non può sorreggersi sulle proprie speculari fondamenta. Non mi dilungo ora a tessere un necrologio della faccenda, poiché in fondo non desidero rivangare vecchie ferite che cominciano (lentamente) a suturarsi. Tutti noi abbiamo vissuto quella esperienza in modo molto diverso e ne abbiamo tratto benefici e ricordi spesso antitetici, ma sempre e comunque, per tutti, indelebili. Cosa innescò però quella miccia, quella passione così unanime e impetuosa? Cosa alimentò i fervidi slanci di questo nostro interesse, nutrito così vividamente da tutte le parti in causa? Questa è la domanda topica che fornisce i natali al mio intervento e che, idealmente, vorrebbe condurmi a un lucido esame di tutti gli aspetti più distintivi di questo ciclo videoludico, come mai ebbi la sagacia e l'accortezza di svolgere ai tempi del nostro sito. Vediamo pertanto di tessere un'epitome dei primi tre titoli, che contribuirono a edificare il sostrato stilistico su cui si erge tale fenomeno. È attestato su più fronti che l'occasione in cui sbocciò il capostipite della serie non fu tra le più floride. La Squaresoft, allora carente dell'arguzia e dell'audacia che impreziosì molte produzioni seguenti, si apprestava ormai a dichiarare la più completa bancarotta. In luce della sorte infausta a cui sarebbe incorsa, l'azienda in questione si avvalse dell'apporto di un "team di commiato" e giocò una carta decisamente ardita: un ultimo titolo, un'ultima pubblicazione che avrebbe sortito, forse contro le più fioche aspettative, un risultato decisamente sorprendente. Il primo Final Fantasy nacque dunque come scommessa piuttosto disperata da parte di un nugolo di artisti e programmatori, che si erano prodigati in effetti in una curiosa commistione: attingendo dal repertorio tecnico di Dragon Quest, vero e proprio stendardo dell'RPG nipponico, ne avevano alleggerito la meccanica più bruta, epurandolo dell'aridità visiva e contenutistica a favore di un approccio un po' più dinamico. In realtà, possiamo denotare questo primissimo, audace tentativo come un'autentica scossa di rinnovamento: per molti versi, assistiamo all'inizio acerbo di un tipo di gioco più strettamente narrativo, che fa della filigrana favolistica e della propria trama elementi del tutto inestricabili dall'esperienza ludica stessa. ![]() Come possiamo arguire dalla notorietà e dagli invalsi elogi che oggi vengono vergati in proposito, questo primo titolo riscosse un seguito molto consistente, tale da scongiurare quei presagi di più cupa disfatta. In virtù del bacino sempre più esteso di proseliti che questo gioco, pur molto tradizionale, sembrava raccogliere, gli autori furono persuasi a contemplare la possibilità certamente redditizia di dargli un prosieguo. Prima di lasciare però il palco agli eredi di questo lascito, vorrei segnalare un aspetto a mio avviso essenziale nella valutazione di questo titolo: Final Fantasy poteva avocarsi il merito di proporre ai fruitori un'avventura dai contorni molto malleabili. La trama, per quanto sia senz'altro caratterizzata da una temperie nitida e da riferimenti mitologici piuttosto marcati, offre un ampio respiro in cui i protagonisti possono operare in maniera dinamica, flessibile, libera. Questo modo di intendere il gioco (e appunto di fruirne), dai confini così labili, contrariamente a quanto si pensa spesso oggi, non è fallace, bensì garantisce la longevità dell'opera: la vivifica nel tempo, rendendone imperituro ogni risvolto, poiché le angolazioni (e sopratutto la tempistica) con cui si possono affrontare gli stessi frangenti variano da sessione a sessione, da campagna a campagna. Il discorso si applica anche alla caratterizzazione dei personaggi. L'anonimato delle intrepide e valenti figure di cui il giocatore assume il controllo e decide le competenze, permette di calarsi davvero sinergicamente nel mondo simbolico dell'opera, quasi di indossarne i manti e brandirne le armi stesse. Al contrario, più minuzie superflue si infondono in un titolo - e soprattutto più direzioni obbligate si impongono in un gioco - meno sarà intensa la simbiosi con l'aspetto più deittico del gioco. Verrà meno proprio quell'amalgama, quella sospensione di incredulità tanto cara ai poeti romantici inglesi, con cui si fa breccia in qualsiasi opera e si giunge a percepirne realmente l'anima più latente. I successori del primo Final Fantasy, sino a pervenire ai capitoli più moderni, hanno man mano allentato la morsa su questo fattore cruciale. Non so se questo mutamento si debba a una svolta generale dei criteri videoludici di allora, ma già con il prosieguo più immediato Final Fantasy perse quel nitore sbiadito, quella "salace bruma" che ne corroborava l'attrattiva. Final Fantasy II fu un'esperienza alquanto sperimentale, giacché si decise di invertire il principio di crescita parametrica dei personaggi giocabili: maggiore era il danno inferto dalle aspre fiere di turno ai propri valenti condottieri, maggiore era l'incremento di punti salute che ne scaturiva. Lo stesso canone si applicava virtualmente a tutti i parametri di avanzamento e, sebbene in linea teorica questo cambiamento potesse essere inteso nell'ottica di un più marcato realismo, nella pratica il sistema qui congegnato produceva esiti a dir poco nefasti, inficiando il corretto bilanciamento del livello di difficoltà. Oltre a ciò, si deve segnalare la portata sobria e diretta della trama, ora scevra da simbologie ambigue e addobbata da tutta una serie di connotazioni salde e precise. Anche in questo aspetto, dunque, si registra una netta demarcazione, uno iato assolutamente palese nei confronti del predecessore. ![]() La trama riprende anch'essa l'impronta già basilare della mitologia inaugurata con il primo capitolo: si parla di cristalli, artefatti mistici di matrice divina che presiedono all'equilibrio del mondo; si parla di entità malevole dalle connotazioni evanescenti, anch'esse quindi dai contorni labili e capaci di destare nel fruitore autentica sinergia (almeno all'epoca): insomma, una trama ridotta a una ossatura contestuale, che diventa essa stessa protagonista attiva dell'opera. Attraverso questi espedienti si recupera quindi, almeno in parte, quel margine di flessibilità e di dinamismo "nebuloso" che aveva caratterizzato, pur nella spoglia, succinta e rudimentale cosmesi, l'efficace precursore di tutte le lunghe e tortuose fantasie finali a venire. Tuttavia, volendo tirare le somme di questa prima parte, è doveroso precisare con certo rammarico che questa modalità libera e dinamica di fruizione, tipica dei primi audaci episodi, verrà sempre più accantonata nella serie, finendo per essere eclissata a favore dell'opulenza visiva, della ricerca manieristica degli orpelli più smaccati e vistosi. I capitoli odierni, soprattutto quelli lambiti dalla mano dell'accoppiata Kitase-Nomura, tendono sempre più a un'ottica che ricalchi spasmodicamente la linearità cinematica e sono purtroppo l'ennesima riprova di questa generale deviazione stilistica in tutto il settore videoludico, come del resto avevo ravveduto nel primo appuntamento di questa rubrica. Comunque, avrò modo di discorrere più ampiamente nelle prossime trattazioni in merito a questo tema e questa discrasia tra "vecchio e nuovo", che con tutta onestà rappresenta il vero e inamovibile fulcro su cui intendo articolare questa mia critica. Mi fermo qui per ora, dato che l'analisi vuole essere sinceramente limpida e, per adempiere questo risultato, occorre un'articolazione serena, che non sia appesantita dalla lunghezza già spropositata delle parole che la adornano. Spero di aver già stuzzicato in buona parte il vostro interesse, se non altro almeno quanto in occasione del primo capitolo di questa mia "Moonside". A presto con la seconda parte, che verterà sul trittico a mio parere più memorabile e degno di encomio: Final Fantasy IV, V e VI usciti a suo tempo per l'intramontabile e compianto Super Famicom / Snes! 6月7日 MirrorVolendo ricalcare l'incipit di un altro mio intervento affine, il torpore che attanaglia la mente ormai dolente indica con tutta chiarezza che l'ora è tarda. A dire il vero, volgendovisi con un'altra prospettiva l'ora è fin troppo acerba. Curiosa quest'ambiguità in fondo: è bizzarro soprattutto il fatto che si annodi su corde che vibrano in tanti, variegati fronti della mia mondanità. Sento di apprestarmi a un periodo di profonda e radicata rivalutazione, di me stesso e di tutti i vincoli che ho intessuto, su tutti i versanti. Certe parole, altrove, hanno inciso un marchio rovente sull'animo, quasi svegliandolo dalla letargia che lo irretiva. Si parlava di specchi, immagini riflesse, dialogo speculare, etica, sentimenti, scopi. In fin dei conti si parlava, in termini diversi, della medesima sostanza. Tuttavia, il tranello delle apparenze è pur sempre in agguato. Meglio dunque inibire questi dubbi così vacui ed entropici, lasciarli annegare nel ristoro dei baluginii notturni. Chiedo venia per l'indecifrabilità di tali appunti. Del resto, l'ora è tarda, o meglio è acerba, o solamente è ancora essa stessa un tassello di un mosaico dai contorni labili e offuscati, essa stessa una mera illusione. 5月30日 Tabagismo, questo arcano[La presente è una risposta a un previo commento, inerente a un dibattito sul fumo e sulla discutibilità di tale abitudine. Ho deciso di renderlo un vero e proprio intervento, in primis per la lunghezza spropositata del testo e, in secondo luogo, perché l'argomento può essere passibile di un dibattito ad ampio raggio. Quindi, chiunque volesse contribuire alla discussione è chiaramente invitato a prendervi parte in questa sede.] Saluti, cara Claudia. Innanzitutto un doveroso ringraziamento per essere passata su questi logori e spogli lidi. Ogni passante è ben accetto qui, sia che mostri assonanze con le mie convinzioni, sia che rechi invece una voce di dissenso. La tua replica quindi è molto gradita e perdipiù allettante, in quanto mi offre lo spunto per approfondire le mie posizioni in materia. A tal proposito, anch'io trovo opportuno ai fini della nostra "disputa" un confronto testuale e rigoroso con il tuo ultimo commento, di cui ora riporterò alcuni stralci che meritano una puntuale risposta. ["Io
non ho mai detto di voler provare qualcosa che non ritengo degna ma non
mi creo delle opinioni su ciò su cui io stessa non posso discutere con
la dovuta sicurezza e\o certezza.
Se dovessi mai conoscere un assassino prima di giudicarlo
cercherei di capire i motivi che lo hanno spinto a un gesto che si
ritiene abominevole!
Un assassino che uccide per puro gusto, per follia, per denaro etc
etc è assolutamente deplorevole e condannabile....ma se un padre uccide
magari...colui che ha stuprato e ucciso sua figlia....bhè in quel caso
forse potrei anche capirlo...non condividerlo ma capirlo assolutamente
si."] Dunque, qui ti seguo solo parzialmente. Cercherò di farmi capire: se tu asserisci di non voler provare qualcosa che reputi indegno, stai quindi già valutando questo ipotetico atto su un versante morale. Ora, applicando questo stesso principio iniziale alla questione scatenante, mi chiedo: ma se Rafael ritiene altrettanto indegna, corriva e deleteria la pratica del tabacco, perché mai dovrebbe censurare il suo stesso giudizio morale? Si tratta in primo luogo di una questione etica. Non ci sono possibili scappatoie semantiche. Pertanto ribadisco: perché mai si dovrebbe aver bisogno di un'esperienza diretta di un atto spregevole per poterne definire la natura lesiva? Non basta forse la propria capacità razionale per determinarne il valore? È proprio qui che intravedo la falla principale del tuo discorso, in questa esortazione un po' saccente a fruire di una certa esperienza (in questo caso una deviazione) per poter formulare considerazioni in merito. Magari funziona con la letteratura, con l'arte, con qualsiasi altro ragguardevole prodotto dell'ingegno umano... ma di certo non con una ignobile abitudine, che apporta più danni di quanti piaceri illusori possa mai elargire. In merito alla questione dell'assassino, non mi trovi ugualmente concorde: un omicidio è pur sempre un atto esiziale e deprecabile, a prescindere dalle ragioni che ne hanno mosso il compimento. Cosa intendi esattamente per "capire" uno scenario come quello da te riportato? Tu affermi che, laddove un padre uccidesse lo stupratore di sua figlia, potresti capirlo ma non condividerlo... quindi, però, consideri in ogni caso deplorevoli i risultati del suo gesto. Dunque, finisci per emettere anche tu un giudizio, assumendo una posizione che prescinde completamente da qualsiasi motivazione contingente che possa corredare la suddetta efferatezza. Lo condanni comunque, scivolando nello stesso dirupo aporetico della tua prima risposta. Pertanto, in questa valutazione ambigua, l'ottica da te palesata pecca di inconsistenza e fallacia. Quando si tratta di intessere un giudizio di matrice morale (o in questo caso anche solo un semplice riscontro di natura sanitaria, direi), occorre anche fare appello a certi canoni obiettivi, saldi e insindacabili, come è il caso della portata deleteria del tabagismo che persiste in ogni caso nella sua veracità! È lo stesso principio: Rafael ha senz'altro capito che tu ed altri proviate gran sollazzo nel consumo di sigarette, tuttavia questo non gli impedisce di esaminare logicamente e razionalmente questa azione. Inoltre, il fatto che non ne abbia fatto mai esperienza in prima persona non solo NON svilisce la validità del suo discorso, ma anzi penso che ne nobiliti ancora di più l'onestà e il rigore. ["No scusa....tu hai detto di non conoscermi perciò come fai ad affermare ciò di cui io sono consapevole?!?!?
Tu che ne sai del motivo che mi spinge a continuare a fumare?!?
Continuiamo con i luoghi comuni dell'assuefazione da Nicotina??
Io fumo per il gusto di fumare...non ho mica detto che non sono
dalla parte del torto ma io mi chiedo....quanto ritieni sia vera la
frase "E' esecrabile pattume che seduce e imbriglia la mente per
l'audacia illusoria che traspare dal gesto"?????Io continuo a ripeterti
che non ti rendi conto di quanto tu sia assuefatto dai luoghi
comuni! Ripeto: Cosa ne sai del perchè ho iniziato...del perchè mi piace?
E poi andiamo...un ragazzino di 14 anni inizia per l'audacia del
gesto...un sedicenne può avere mille motivi che non voglio e non sto a
spiegarti!"] Beh, ribadisco di non conoscerti personalmente, sebbene questa nostra vertenza possa magari smentire tale convinzione. Tuttavia questa mancanza è ininfluente ai fini del nostro confronto. In primo luogo, l'assuefazione da Nicotina è tutt'altro che un mero luogo comune. È corroborata da ogni genere di studi medici, nonché esaustivamente comprovata dai risultati (nefasti) che questo vincolo compulsivo arreca all'uomo. Di certo non è una mia meschina macchinazione e, finché non mi porti evidenze contrarie di analoga levatura, dubito fortemente che ne riconoscerò l'inattendibilità... In seconda istanza, vorrei farti notare che tutti gli eventuali motivi per cui hai iniziato a fumare non hanno alcun impatto sulla deprecabilità del gesto, né sull'effetto di dipendenza che convoglia in sé. È un po' lo stesso principio del discorso sull'omicidio: qualsiasi motivazione si possa addurre NON influisce in alcun modo nel giudizio sull'apporto innegabilmente lesivo che l'atto in questione reca con sé! Anche se tu avessi iniziato per onorare un intento nobile (esempio volutamente sperticato), il fumo continua ad essere nocivo e a produrre un'autentica dipendenza. Infine, vorrei rivolgerti una provocazione più "teoretica": tu continui ad alludere al piacere del fumo e a questo inebriante sollazzo che sembri attingervi. Ti sei chiesta se sia veramente un'attitudine consapevole? Non sarà che ti convinci inconsciamente di trovare piacere nel fumo solo perché non riesci a smettere? Hai presente l'effetto placebo? Ad ogni modo, immagino saprai che l'unico modo veramente sincero e veramente obiettivo per attestare l'assenza di una dipendenza è la cessazione conscia dell'atto che la provoca... Bada peraltro che non c'è nemmeno un'orma di luogo comune in questo ragionamento: solamente logica e riscontri sinceri. Inoltre, lasciami chiosare, con malcelata e vereconda costernazione, che l'età non conta minimamente in questi frangenti (e non solo in questi). Conosco miei coetanei che non sanno collocare nemmeno due parole in croce. Bada che non è un iperbole, quindi se fossi in te non farei mai ricorso a questi fattori così marginali per statuire la maturità di un individuo. Inoltre, che il fumo sia un'icona di spavalderia, audacia e (fatua) baldanza, questo è anch'esso un fatto assodato, di certo NON un mio stereotipo coniato per l'occasione. ["Ebbene
no, non mi pare curioso perchè, se da una parte posso essere una
sedicenne inesperta o quello che vuoi tu, dall'altra so perfettamente
di cosa parlo e non mi diletto in discorsi senza saperne gli argomenti.
Se poi tu, ventenne con grande esperienza alle spalle, sai
dare risposte più convincenti....bhè sono bene accette ma, come ho già
scritto a tuo fratello, non venire a fare il moralista con me...non ce
n'è bisogno....
Quando dico che uno deve tenersi le proprie opinioni è per
questo...tanto alla fine tu non cambierai il mio modo di pensare e io
non voglio cambiare il tuo....solo la prossima volta che intendi
sparare sentenze....fallo con cognizione di causa."] Qui mi deludi soprattutto sul versante del metodo. Ricorrere a queste frecciatine acri e stizzose certamente non adduce grande giovamento alla validità della tua risposta. Dal canto mio, ti assicuro che non pretendo minimamente di disporre di questa grande esperienza alle spalle, anche perché sinceramente dell'esperienza in questa accezione non saprei che farmene. Anzi, spesso io discorro partendo più da matrici speculative che empiriche. Penso tu abbia travisato le mie intenzioni e probabilmente anche quelle che facevano da cardine all'intervento di Rafael. Qui non si tratta di indossare manti da moralista, ma di dare voce semplicemente ai canoni morali della propria coscienza. Non ci vedo nulla di strano o astruso; anzi a me piace molto discutere, confrontarmi e dialogare. Il problema è che il dialogo significa anche dissidio, scontro, persuasione, eventuale superamento, a costo persino di cambiare la propria ottica. Il dialogo autentico è intriso di pervicacia, di fervore, di entusiasmo e di onestà. È rischioso per i propri castelli di carta, così pazientemente edificati nel tempo... ma alla fine si rivela SEMPRE proficuo per tutti. Invece "tenersi le proprie opinioni", come dici tu, equivale a ritirarsi ipocritamente nel proprio cantuccio solingo, evitare qualsiasi iato e qualunque tipo di divergenza con l'altro, tacere nella più buia inerzia della propria grama individualità. No, mi dispiace, ma questo non significa affatto essere onesti, né con sé stessi, né con il prossimo... e, a maggior ragione, di certo non è la mentalità adatta per decretare con lucidità e consapevolezza gli eventuali "pregi" di una propria dipendenza. Con questo chiudo, data l'ora tarda e la lunghezza spropositata di questo intervento. Spero quantomeno di aver sollevato spunti redditizi per entrambe le parti in contesa. Lancio un'ultima nota: se ci si prodiga con così tanto vigore nella denuncia del tabagismo (e altri vizi più o meno gravi di quello), non è mica per sentirsi radiosi ed esibire chissà quale paradigma di virtù. Non stiamo partecipando a un agone di eristica, né rientra tra i miei intenti additare biasimi per rinfocolare qualche sciocca briciola di alterigia. Si fa tutto ciò per sincera preoccupazione. Lo si fa perché si avverte la mestizia e lo sconcerto di vedere una persona cara che gradualmente si corrode per un atto in fin dei conti così effimero. Ci si schiera in modo così tenace perché si è consapevoli che, in fondo, quella persona cara potrebbe fare decisamente a meno di simili attività. In particolare, tu mi sembri una persona acuta e responsabile e credo che potresti guadagnare grande lustro e vera maturità se smettessi di fumare. Per un piccolo piacere opinabile ricaveresti tanti anni virtuosi in più... Mi sembra uno scambio vantaggioso, dopotutto. Attendo una tua risposta e, nel frattempo, ti mando sinceri saluti. 5月20日 Rifrazioni di un mondoSerata insolita, quella d'oggi... Stasera mi sento sospeso tra macerie di pensieri affastellati e tante flebili velleità, piccoli garbugli di desiderio che si avvitano inevitabilmente su sé stessi. È un periodo piuttosto arido, costellato di molti torpori e dolenze più o meno manifeste, in cui tutto ciò che realizzo e bramo si dissolve nella susseguente cognizione della vacuità del gesto. L'effimero spodesta lo slancio iniziale, scalpita lungo il sentiero e finisce per azzannare mortalmente l'anelito. Sarà per via del fardello esiziale degli esami, l'ombra che di questi tempi aleggia sul capo di ogni studente e che non manca di incidere, in modo più o meno deleterio, sulla dirompente tenacia di questi ultimi. Sarà forse per via della mancanza di stimoli (persino di suggestioni artistiche) che da qualche tempo lamento e che mi trascina verso queste litanie miserevoli. Sarà anche per altre ragioni, più o meno chiare, più o meno limpide o sottese, ma in fondo così perspicue e nitide. Forse sarà anche perché sento davvero la necessità di eradicare questo livore, eppure non ci sono valvole che possa allentare, o porti a cui possa attraccare per un lieve ristoro. Poste tali premesse, mi prefigo qui l'intenzione di attenuare questi vaghi patimenti (che in realtà vaghi non sono affatto), cogliendo l'occasione per raccogliere la proposta sollevata dal buon Toz e dalla savia Flavia. Si tratta di una sorta di catena che prevede di enumerare 6 dei propri interessi più importanti, per poi elencare in seguito altrettanti destinatari che raccoglieranno a loro volta questo lascito, svelando le proprie predilezioni sui propri rispettivi blog. Mi sembra grazioso. Ecco le regole (che purtroppo sono 5 e non 6, peccato per la mancanza): 1 - Indicare il Blog che vi ha nominato e linkarlo. 2 - Inserire le regole di svolgimento. 3 - Scrivere sei cose che vi piace fare. 4 - Nominare altre sei persone che proseguano la catena. 5 - Lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti. Di seguito riporto le mie preferenze: 1 - Mi piace molto scrivere, sin dall'infanzia più acerba, in cui mi inerpicavo a stento tra gli angusti viottoli della sintassi. Per quanto abbia sempre nutrito una viscerale inclinazione verso la stesura di testi personali, non mi sono mai dedicato con vera solerzia alla redazione di un racconto, compendio poetico o romanzo che dir si voglia. Almeno fino ad ora. 2 - Gradisco molto disegnare, persino da prima che sorgesse in me la propensione per la scrittura. Purtroppo, non disponendo di mezzi per trasferire in rete le parche raffigurazioni che ogni tanto mi capita di cesellare, mi è capitato raramente di divulgarne gli esiti. È da notare che questa passione costituisce davvero un interesse focale per me. Da piccolo mi divertivo a colmare quaderni su quaderni di fumetti ideati, vergati e sceneggiati dal sottoscritto. Con il tempo questa consuetudine è andata attenuando la sua portata, però tuttora non faccio che oberare fascicoli e appunti di bozze più o meno sensate. Spero al più presto di poter mostrare qualcuno degli scorci più meritori su questo blog. 3 - Come citato su più fronti e a più riprese, tanto da destare asfissia nei miei (esigui) lettori, apprezzo i videogiochi, in quasi tutte le diramazioni dell'ambito e su quasi tutte le piattaforme. Oltre a giocare in prima persona e quindi fruire attivamente dei moltissimi titoli che considero alla stregua di opere d'arte, mi occupo di recensire occasionalmente le opere più intriganti; inoltre mi interesso della "dorsale estetica", del versante stilistico e della cultura formale che sottende a questo mirabile comparto dell'intrattenimento elettronico. 4 - Per quanto quest'aspetto possa ritenersi a buon diritto correlato al 2, trovo che meriti una trattazione distinta. Seguo e studio con particolare fervore ed entusiasmo il cinema d'animazione; in questa dicitura convoglio sia la vivida predilezione per i prodotti seriali del genere (anche se con tutta sincerità sono particolarmente austero e selettivo in merito), sia la smodata e partecipe ammirazione per alcune pellicole cinematografiche (e alcuni autori) di particolare levatura: celebri e meravigliosi sono i film di Hayao Miyazaki, ma anche, volendo citare un esempio che valichi le soglie nipponiche, le prime strepitose opere di Don Bluth, che riguardo sempre con diletto e commozione. 5 - Mi piace infine comporre musica, benché non sappia se queste modiche nenie che intaglio meritino questa nomina così altisonante. In fondo, si tratta sempre e comunque di disvelamenti della propria nivea interiorità: sprazzi di individualità trasfigurati sotto l'egida di un canone universale. Insomma, è pur sempre semplice comunicazione, a mio avviso. Quel che è certo, però, è che cerco di prodigarmici con acribia e rigore, infondendo nelle mie creazioni quei contenuti e quelle suggestioni che attingo dalla mondanità e che non saprei veicolare in altro modo. Per quanto afferisce al fronte musicale, chiaramente mi piace anche ascoltare: i miei gusti in merito godono fortunatamente di ampio respiro, distendendosi lungo un lavacro che accorpa al suo interno le imponenti sonorità del retaggio classico e, allo stesso tempo, le stuzzicanti contaminazioni dei generi più moderni. 6 - Infine, lascio in calce a questo lapidario elenco una propensione che, per molti versi, ne sancisce l'ideale corollario e, al contempo, l'apice più saliente: trovo gradevole, rasserenante e terapeutico trascorrere il tempo in compagnia di persone care. Sembrerà banale o corrivo, ma in questi tempi di spoglio e smaccato egocentrismo, sono ancora persuaso dell'idea che la compagnia delle persone più gradite, quelle mosse da sodalizi autentici, sia assolutamente lenitiva e irrinunciabile. D'altronde, qualsiasi attività (anche la più risibile) si adorna di una nuova veste aurea e limpida, se svolta in compagnia di chi sa elargirti, con la "nobile amenità" dei propri gesti, un barlume di serenità. Spero, se non altro, di non essere il solo ormai ad appigliarmi a tale convinzione... Bene, esaurita la pingue torma di illazioni personali, vi lascio indicando i doverosi eredi di questo sfiancante impegno: ora come ora designo Holy, Hellsong, Riccardo, Valentina, Rafael e Phyllus. À suivre... 5月4日 Your promises are like frail seeds among the oceanYour promises are like frail seeds among the ocean. They swell and wash away, immediately reminding the spark that once you wore - and all the old emotions which lie ahead dispersed, to much of my dismay. Goodbye to lands you crossed, the very paths you cruised the lonesome tide you rode, the crimson fire you set... They live as though eternal in my contempted head but you did sail away, your mind no wounds will bear. Words and eyes that wither, along the passing seas The trace you left is fading, your breath has left the tide but what will never leave me is hatred and disdain. So leave on forth and I will keep your promises. You'll tread upon the scorched, among the lost that lied. But please do not return and drown my soul again. (Componimento originale di mia stesura) 4月24日 Tauto-Logical SilenceMi sento un po' asfissiato ultimamente. Non è il solito torpore, la tipica dolenza letargica che irretisce nei loro esordi tutte le più virtuose e sporadiche velleità. Si tratta piuttosto di una fiacchezza adorna di tinte più colleriche, sbiadita come una pallida bruma, eppure tanto vivida da destare screzi e inquietudini assortite. In questo mio periodo di pensieri mutili, non faccio che arrancare senza grandi appigli o salde motivazioni. Procedo sulla scia di un solco logoro e vago... tanto indefinito, logoro e vago quanto le parole che vado intessendo qui. Non mancano di certo i livori in questa mondanità così quiescente. Per esempio, ultimamente sono piuttosto esacerbato dalle ricorrenti e vuote tautologie che sembrano infestare il mio sentiero. Sul serio, basta con le dilaganti ovvietà e chi se ne fa araldo. Basta con queste fatue, scipite e corrive banalità in cui non faccio che incagliarmi e impantanare la mente già pur torbida. Basta anche con quei puerili aforismi tautologici (da qui il titolo) oberati dalla propria stessa spoglia inanità, dalla propria stessa vuotezza: "eh, beh, ma la vita è la vita!", "eh beh, ma l'amore è l'amore!" Possibilmente corredati da una rivoltante sfilza di K e varie abbreviazioni, che piuttosto lasciano trapelare il tipico sapore di aberrazioni. Basta con A=A. E con A=A=A, nonché con A=A=A=A e con A=A=A=A=A=A... finendo con incedere ad libitum. "Cogliendo sogni dall'arido frutteto moriva inerte" |
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