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September 29 Anaciclosi, amenità affini, alacri apostasieHo sempre pensato che, anche nella più amena e triviale mondanità, vi siano dei ricorsi tanto inebrianti quanto bizzarri. A onor del vero, da giovane accarezzavo spesso queste suggestioni Vichiane e facevo delle contingenze sincroniche una fiabesca chiave di volta del mio mondo, sia interiore che esteriore. Per chi è poco avvezzo a queste diciture, chiarisco subito a cosa alludo. Vi sono, nell'ampio patrimonio filosofico, e perlopiù nel lascito classico, alcune interessanti speculazioni che fanno leva su un principio a me molto caro: la cosiddetta anaciclosi. Si tratta di una teoria che inquadra tutta la cornice degli eventi umani in un'orizzonte di reiterazione costante. La vita è un ciclo che si dipana lungo precisi nodi, ripetendosi sempre nella stessa alternanza di dolori e gioie, disfatte e rivalse, acrimonie ed amori. Le prime avvisaglie di questo precetto sono da accreditarsi all'opera di Aristotele e Polibio. Gianbattista Vico, molto più tardi, ne riprese gli aspetti nevralgici, formulandone una rielaborazione che si suole appellare con la nomea di "Corsi e ricorsi storici". Certo, può sembrare un'argomentazione massimalista, molto idilliaca e soprattutto molto Romantica; inoltre si dovrebbe chiosare che quest'anaciclosi, il cui araldo, foriero e propugnatore fu per l'appunto il tenace Polibio, beh, era da intendersi più in chiave politica che sul versante relazionale o nell'immanenza dei nostri piani di realtà. L'idea era più o meno questa: si susseguivano tre stadi di accordo sociale, tre approcci alla (spesso fin troppo duttile) dinamica degli ordinamenti politici. L'una dava luogo all'altra, per poi decadere in forme degeneri e, infine, dare l'innesco alla ripetizione circolare dei medesimi sistemi. In ogni caso, l'ho sempre trovata una tesi affascinante se intesa in un'ottica genuinamente olistica, perdipiù intarsiata di riscontri fattuali, a cui tuttavia ben pochi badano. Siamo sempre dinanzi all'annosa questione: come Eraclito aveva già capito, la maggior parte delle persone non scorgono il gheriglio più vero, non riescono a vedere e cogliere la nivea folgore che giace oltre il torbido velo di Maya. Eppure mi chiedo come facciano molti a non riscontrare tutto questo. Noi esseri umani siamo così attorniati da sincronie, che, con bigia acribia, costellano e rimpinguano la nostra diafana vita. Pensieri, stilemi, immagini, luci, cromie, sogni. Tutto collima in questo modulo ciclico che ne lambisce il candore, ne assesta ogni momento, come una lente ustoria che alimenta un pallido baluginio... poi la fiamma, rovente, caustica... poi la vacuità cinerea, da cui sgorgherà nuovo ardore. ![]() Lo so, forse sto davvero delirando! Mi sembra di vaneggiare come quei tanti profeti millantatori che gabellano la propria sacralità! Ma in fondo io, a queste sensazioni dell'animo, un po' ci credo... e vi aderisco con solerzia, forse per iniettare del valore a qualcosa che, di valore, serba ben poco. Come dare senso a una sequenza contingente di eventi? Niente di più facile: gli si attribuisce un significato, una regolarità, magari anche un fine. Così è anche la vita, nella sua contingente insensatezza. No, io alla disamina teleologica-provvidente ancora non sono approdato, né mai potrò ormeggiarvi. Non è un molo affine al mio naviglio. Però le piccole eventualità mi danno sempre da pensare e io cerco, come ora, di innestarle in una cornice più ampia. Forse pecco di troppa e surrettizia audacia. Rendo il mio pensiero un'alchimia posticcia senza arte né parte. Tuttavia... non posso credere che sia tutto in mano al caso più arido, ad uno spoglio e stocastico calcolo delle probabilità, non credete? Continuerò a pensarci, anche perché in proposito le suggestioni sono innumerevoli. Molte scaturiscono dall'esperienza quotidiana, dalle più elegiache sottigliezze. Uno scenario ammaliante, un gesto cortese, un tenue e candido sorriso. Per ora va bene così, suppongo. Un timido accenno a chiudere, ma al contempo un atto di palingenesi, di rinascita... per varie ragioni. Innanzitutto questo intervento sancisce l'ennesima inaugurazione di questo Blog. Non a caso, il titolo di questa illazione consta di vocaboli che iniziano tutti con la A. La prima lettera, la prima estroiezione scrittoria, origine e intrinseca fine di tutto ciò che la mente potrà mai trasudare. Come dicevo, per ora va bene così. Il mio Spazio qui su MSN riapre definitivamente i battenti... e per ora mi sento di chiudere con uno sbilenco haiku [per sapere cosa sono, vi rimando ai due interventi precedenti], che credo sia molto pertinente alla speculazione che ho imbandito qui. Spero di aver sollevato in voi qualche spunto dialogico e di non avervi troppo tediato. Stasera è su tali note che si arena il nostro veliero. Pronti a salpare per la nuova (vecchia) meta! ---- Sempre scorreva tiepido giro d'albe amara corrente. ![]() |
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