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August 28 La calma prima della tempestaAnche quest'ultimo, affannoso e altalenante romitaggio estivo è giunto al suo tramonto, mai come prima d'ora tanto desiderato! Si raccolgono finalmente i cocci della mente, quell'urna stordita che spesso cerca disperatamente di ergersi a labaro di illazioni caparbie, ma sempre involute, sempre affastellate... Si calcano infine, tra tante pavide reticenze e qualche briciola di temerarietà latente, le soglie dell'impegno accademico, tanto tortuoso quanto, talvolta, redditizio. Adesso, in questo istante, al momento di questa stesura incerta e leziosa, qui e nell'animo, vige la calma più inerte... Dopo gli ultimi viaggi (rivelatisi troppo tumultuosi e forieri mio malgrado di qualche inaspettato screzio), questa quiete mi appare così lenitiva e rincuorante. È curioso come io talvolta condanni ed esecri la stasi, per poi ravvedervi in alcuni momenti una condizione salvifica. Dunque, aderendo a un savio protrettico sottoscritto proprio quest'oggi da parte di una persona cara, cerco per il momento di pascermi di questa parvenza immobile, ricaricando le batterie e, magari, cercando di elicitarne qualche spunto, suggestione o strale che possa sobillare (o almeno destare) l'animo quiescente. Seguiranno in ordine sparso: un articolo videoludico su Cave Story; il prosieguo della fin troppo succinta trattazione su FF; speculazioni intimistiche, contingenti e -si spera- mai troppo svenevoli; le solite e ineludibili arringhe sul mio rapporto con la caducità e con la memoria... In calce aggiungo una nota di "servizio", per i miei sporadici lettori: al più presto mi prodigherò a ripristinare i collegamenti ai miei lavori musicali, di cui, a causa di un disguido tecnico, mancano indirizzi agibili. Sto anche contemplando l'ennesima migrazione verso Wordpress, con eventuale pubblicazione simultanea su entrambe le piattaforme. Vedremo cosa riuscirò a ordire nei giorni venturi. À suivre... August 04 Estate - Stasi - EstasiÈ trascorso più di un mese dall'ultimo intervento affisso presso questa umile bacheca... La recente inerzia che ha arginato il torrente delle mie illazioni, già abbastanza saltuarie di per sé, dovrebbe essere ascritta ad alcuni fattori peculiari: in prima istanza, l'insidiosa e ormai costante apatia / abulia / indolenza, che mi coglie con devota fattività appena gli impegni accademici allentano la loro morsa; in secondo luogo, proprio lo stesso clima afoso che vige in questo periodo estivo, fase dell'anno che personalmente ho sempre esecrato, svilito e soprattutto dissacrato. L'estate è infine giunta, come accennavo, a lambire i sentieri asfaltati dell'urbe romana, portandosi dietro il fardello dell'afa sfiancante che le è connaturata. Così, gli aliti di vento, gradevoli emissari delle brezze notturne, hanno smesso di agitare le fronde attigue, cedendo il passo senza troppi clamori a una galoppante aridità. Le strade si fanno dunque brulle e macilente, tutte mutile di nerbo, tutte prive di fragori, spogliate della placida mestizia che ne sovrastava giorni prima la forma affannosa. Di fatto per me, contrariamente alle sensazioni di molti miei coetanei, l'estate non apporta mai tutti questi effluvi di sollazzo e di ristoro. Sarà che, come ebbi modo di chiosare in qualche intervento precedente, non posso proprio dirmi un apologeta dei divertimenti effimeri, anzi a dire il vero mi sono sempre schierato con aspro sdegno nei riguardi di certi generi di passatempi, già in partenza così caduchi, così spudoratamente pacchiani e sovente anche rovinosi. Queste mie avversioni sono rinverdite dalla temperie generale che ora sembra averci imbrigliato: il clima estivo sollecita torme di persone sempre più affastellate e, sopratutto, sempre più forastiche a migrare verso alcuni particolari ritrovi, eretti sotto l'egida dello spasso libero e indistinto. Onestamente, proprio non riesco a sentirmi affine a questo approccio, né alla mentalità che il più delle volte vi soggiace. Alla base di questa mia perentoria invettiva si staglia forse la percezione, anche piuttosto nitida in effetti, di una certa "necessità coercitiva" che, a guisa di assioma ricorrente, sembra muovere queste esigenze vacanziere. In particolare si ha l'impressione che spesso la gente intraprenda le proprie villeggiature quasi per semplice adesione a un canone sociale ormai invalso e indiscusso, piuttosto che per autentici bisogni di riposo, di serenità, di isolamento meditativo, o quant'altro. Ad ogni modo, è giunto il tempo in cui si spalancano i cancelli per l'estate degli sfarzi, dell'opulenza di comportamenti massivi grotteschi e parossistici, del sollazzo così sperticato da risultare stucchevole, dello svago senza alcuna ragione (o anche senza alcun lavoro che lo preceda, chiaramente!), esibito con disinvolta impudicizia, senza candore, senza pensiero; l'estate (come alcuni miei coetanei letteralmente vantano) dello "spegnimento del cervello", dei piaceri tanto inverecondi quanto passeggeri, che naturalmente (con buona pace di ogni nozione di dignità morale della persona) si dileguano non appena si calca nuovamente la soglia domestica, esattamente nello stesso modo in cui si erano aperte le danze: senza troppi clamori. Mi chiedo se questo possa mai essere sincero, duraturo e autentico divertimento. Cosa potrà mai permanere di quei gesti, di quei lepidi momenti incisi su una carta che è così fragile e diafana, come fragile è il tempo che ne sostiene la tela? Si capirà dunque perché, anche nel divertimento apparentemente più frivolo, anche nei frangenti più faceti e corrivi, io cerchi comunque proprio un ricordo, un tessuto, un ordine, e soprattutto un senso che possa imprimere - pur anche nella goliardia - orme tanto salde da scalfire l'esiziale contingenza in cui esse sono pur sempre calate. Ecco perché, sebbene i frangenti di sollazzo scanzonato non mi siano né alieni, né invisi - e anzi non mi manchino - io continuo a decurtare dall'estate questa virtù quasi sacrale che troppo spesso le si attribuisce. Ecco perché cerco di sfrondare, con queste parole purtroppo anch'esse inaridite dal caldo asfissiante, questa vuota e pacchiana "liturgia edonistica" che troppo, troppo spesso sottende al rovente mese di agosto. Dinanzi all'entropia statica (e avrete capito probabilmente che l'ossimoro è decisamente voluto), io scelgo sempre e comunque la speranza etica, scelgo l'estasi del divertimento incastonato nel mosaico del mio pensiero e di un ordine di vita; scelgo di (passatemi la menzione ironica) accendere il cervello e, anzi, magari di dilettarmi proprio in sua compagnia. Dinanzi al chiasso, all'incuranza, allo spasso vuoto ed effimero della superficialità, io preferisco dunque il silenzio, o eventualmente la buona, ilare, ma esigua compagnia - che, quando è veramente meritoria e degna di tale appellativo, non può mai far rimpiangere alcun tipo di gregge. Ag amharc tré m'óige Is mé bhí sámh Gan eolas marbh Bhí mé óg san am Anois, táim buartha 's fad ar shiúil an lá Ochón 's ochón ó. Buone vacanze! ![]() |
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