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December 31 Un altro granello nella clessidraQuest'oggi si chiude, almeno in base al criterio di datazione nostrano, un altro anno... Si aggiunge un'altra cifra al grande novero degli atti umani. Da spettatore e scrutatore degli accadimenti quale mi fregio talvolta di essere, ho creduto quindi opportuno accodarmi all'unanime (almeno su questi diari telematici) tendenza di stilare un necrologio di questo periodo in chiusura, librando al contempo i soliti, flebili propositi per i momenti a venire. Beh, che dire... Il 2007 è stato sicuramente un arco di tempo molto ambiguo: talora ammantato di brume di dubbio, rancori più o meno malcelati, angustie e acrimonie; talaltra pungolato da picchi effimeri di goliardia. Si è gioito, si è penato, si è lottato per conseguire determinati scopi. Qualcuna di queste mete è stata infine solcata, altre sono state prorogate per tempi più propizi. Ma, davvero, questo 2007, contrariamente al fervore che aveva costellato le giornate dell'anno precedente, è stato per me un anno tiepido e ambiguo, non proprio altalenante, quanto sovente indecifrabile. È stato un anno di attese, di supposizioni più o meno gaudenti, di congetture vagliate e poi distorte lungo il cammino. È stato un anno molto nostalgico, forse per certi versi più del precedente, anch'esso già molto 'amarcord' ma non in tale grado. Questi mesi, trascorsi veramente in un soffio, mi hanno visto costantemente vacante e pensoso, memore di tempi stipati gelosamente nell'animo, colori e ricordi incorniciati dal tessuto onirico e vissuti in eterno come istanze perpetue e, perché no, chiavi di volta della mia più intima identità. Ogni anno che passa è un crinale irripetibile, ma nell'animo, in quel cantuccio spesso angusto e infreddolito, non vi sono capodanni che tengano. Ogni sera, ogni singola mezzanotte diventa per noi l'inizio di una nuova vita e di un nuovo tempo. Gli auguri che volgo, a me e ai miei lettori, prendono voce da queste riflessioni, timidamente incubate all'ombra di ogni notte e sotto l'egida di quel "tempo memorativo" in cui sono da sempre incastonato. Spero, confido e auspico sinceramente che questo 2008 possa essere rimembrato con melanconico affetto, che possa elargire serenità, gratificazioni e pensieri fruttuosi e, magari chissà, suturare anche qualche squarcio perpetrato dal predecessore, arrivando a lenire dissapori, contese, timori e rimorsi... Magari riesumando anche certi sodalizi amicali e certi legami che sembrano ormai del tutto sopiti, o quantomeno privati del vigore di una volta. Questo io mi auguro, che in fondo è semplicemente un ideale e plenario contraltare all'inedia, all'abulia e al nulla. Vale a dire, in fondo, una ragione per cui esistere, uno scopo a cui volgere. Io farò del mio meglio... Non voglio che tutto questo rimanga solo un effimero granello in più nella clessidra. BUON ANNO A TUTTI! December 05 Svegliando la vitaIeri sera mi è capitato di saggiare, sotto savio consiglio di mio fratello, un film davvero accattivante e singolare. La pellicola in questione reca l'ermetico titolo "Waking Life", intestazione che già lascia trasparire qualche orma del gheriglio contenutistico in cui vuole addentrarsi. Realizzato nel 2001 ad opera dello statunitense Richard Linklater, "Waking Life" costituisce un inusuale compendio di soliloqui, lezioni e riflessioni inerenti al problema della percezione onirica nel sogno lucido. Ora, già il fatto di avocarsi l'ardire di tessere, all'interno di una pellicola, un mosaico speculativo di questo genere desta ammirazione, soprattutto per l'audacia, anche a fronte di un pubblico che troppo spesso si accontenta di pascersi del bitume multicolore che gli viene dispensato. Oltre a ciò, quest'opera si fregia di un modulo estetico tanto curioso quanto suggestivo, essendo girata interamente tramite tecnica rotoscopica (ovvero, volendo spiegarlo grettamente e con poca cognizione di causa, attraverso un calco manuale eseguito su scene pre-esistenti.) Il risultato è a dir poco ammaliante: non è un film d'animazione tradizionale, ma non è nemmeno un film inscenato e cesellato tradizionalmente. ![]() Il registro formale di cui si sono avvalsi gli autori sortisce un effetto surreale: fondali che si amalgamano, personaggi che mutano fattezze in base al tema di cui si discorre in quel dato istante, evocative ambientazioni vergate con un minimalismo cromatico che incanta e rapisce mente e animo. Naturalmente tutto ciò non è implementato come mero guscio ornativo: è la cosmesi del sogno che acquisisce nitore e consistenza, che si staglia e dispiega il suo manto attorno alle traversie speculative dell'anonimo protagonista.
Quest'ultimo è un ragazzo che si trova a vivere, in breve, la reiterazione del suo stesso stato onirico. Non riesce a svegliarsi, come un germe incubato nel suo stesso sogno. A poco a poco, dibattito dopo dibattito, prende coscienza del suo stato percettivo, dello smarrimento veritativo in cui giace, arrancando senza sosta come spettatore della sua interiorità. Il film solleva non poche istanze di riflessione, spaziando da rimandi all'esistenzialismo Sartriano, da cenni di teoretica del linguaggio a digressioni sulla fruizione dell'opera cinematografica (e problemi che ne scaturiscono), a meste riflessioni sul tempo (come invenzione storica di momenti pregressi che ci permettono di concepire il presente oltre la convenzione verbale) sino a culminare in briciole di scetticismo relativistico, in cui i confini della vita e della morte nel sogno diventano labili ed evanescenti, poiché non si è più certi di percepire alcuna verità, né di capire la soglia che determina l'esistenza stessa. A corredo di questo tessuto vi è una colonna sonora ricamata sulle sonorità, a tratti lugubri, di un incalzante tango che fa, al contempo, da paradigma musicale e da suggello diegetico dell'opera.
Dal baratro angusto e mefitico della mia ignoranza mi fermo qui, giacché le nozioni di cui dispongo non bastano affatto a cogliere tutti i dovuti parallelismi che germinano da questa visione (figurarsi che a me viene in mente Link's Awakening e qualcosina molto spicciola della destinazione dell'uomo di Fichte... direi fin troppo poco per continuare a parlarne.) In ogni caso consiglio caldamente la fruizione di quest'opera a chi vuole inerpicarsi su un sentiero speculativo che, sulle prime, sembrerà acclive e insidioso, ma che senz'altro gratifica la pazienza e la costanza dello spettatore attento e desideroso di pensare oltre gli argini del senso comune, personale o altrui che sia. In fondo, al contrario del tabacco e di tante altre laide aberrazioni, pensare non nuoce affatto alla salute. Ma sembra che molti ormai se ne siano dimenticati. ![]() |
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