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日志


11月18日

Brezza d'autunno


L'ora è tarda...
 
Il sibilo assordante del treno già si propaga nella sua aridità, entro le mura sbiadite della stazione e oltre i binari, laddove si staglia il vuoto dei passaggi sotterranei.

Inizi ad incalzare con i passi e socchiudi un po' le palpebre all'apprestarsi di quella chimera mobile.
Arroccato nell'attesa inerziale del momento, avverti visibilmente le tremule foglie che calano dagli arbusti limitrofi... Sembra proprio una pioggia di stelle appassite, astri sottili sorretti nella loro caduta da un fremito di brezza vitale.

Mentre i rami piangono foglie sugli autobus deserti e mentre il treno esala gli afflati dei corrivi affanni altrui... ti accosti a quello scorcio autunnale, come se fossi una nave alla deriva che sogna il porto da cui era salpata, perdendosi nel tempo, ma ritrovando lì infine il proprio tempo.

Affiorano ricordi, persone, fiori mai colti e petali caduti anzitempo, speranze disattese e sciocche ambizioni, bozzolo del tuo tempo che mai sbocciò pienamente e mai incontrò mani capaci di coglierlo nel suo seme. Le porte si chiudono scricchiolando, lasciandoti basito, inerme. Un ingranaggio nel macchinario, un anonimo passeggero sul treno della storia.

Poi vi fai ritorno, scampi miracolosamente alla rovinosa bufera che aveva lambito il tuo naviglio.
Ma nulla è più come prima.

Le foglie sono sparite, dissipate da vènti che non hai mai conosciuto e di cui ignorerai per sempre le fattezze. Il cielo ha perso candore, macchiatosi di onte che a te non è concesso lenire.

Ti accorgi quindi che quell'ora di un tempo sarà persa per sempre, dimenticata, eternamente tarda ed eternamente sola, in quel nugolo di solitudini che è la tua mente appassita, come un groviglio di foglie morte discese sul suolo della terra natìa.


11月10日

Così è (rubato) il tempo / Prima Parte


L'intestazione di quest'intervento voleva essere una sorta di terapia, sia per la fiacchezza di stamane che mi irretisce e debilita, sia per la dolenza al collo che avverto, quest'ultima non meno seccante. Se c'è qualcosa che inibisce i miei pensieri, quella è la malaugurata occorrenza di dolori come questo. Dapprima cerchi di fletterti, di torcere la mente e non badare a effimere quisquilie come i reumatismi del caso... in seguito ti basta ben poco per constatare, più o meno lucidamente, che "no, non ci siamo proprio, in queste condizioni non si può pensare."

Premesso quest'inciso più o meno faceto, parlavo dapprima del titolo che ho intentato qui. Il Tempo.

Eh, non un'onta da poco quella che ti sobbarchi, Manuel!
Suvvia, il Tempo è da sempre il tuo chiodo fisso, la tua più viscerale apprensione, il tuo "topos letterario" per eccellenza. Giunge dunque spontanea la domanda: "perché non parlarne qui, dove in fondo non fai che parlare di te stesso?" Come se fosse un'ordalia veniale, parlarne anche solo per sommi capi...

Tuttavia stavolta, senza sagaci giochi di eristica, non farò che esordire questa mia speculazione. Per ora voglio partire da mere suggestioni, anche perché l'ora è abbastanza acerba e le mie pupille implorano pietà. No, stamattina voglio proporvi un brano, non mio, bensì di un'interprete irlandese molto nota per i propri vincoli con l'ambito del genere New Age. Di norma mi è abbastanza invisa questa tipologia musicale, ma per l'artista (e soprattutto il brano) in questione faccio volentieri un'eccezione alle mie pedanti avversioni. Di questa struggente nenia mi hanno colpito, oltre all'incantevole melodia, soprattutto le affinità con ciò di cui intendevo discorrere oggi, in questi miei tempi e attorno a quest'arcano Tempo.

Il pezzo si intitola On Your Shore e l'autrice è Enya.
Evito ogni prolusione saccente e didascalica, offrendovi il nudo testo e la lapidaria musica che ne lambisce gli echi. A seguire una mia traduzione, che spero possa essere d'aiuto a chi non intende al meglio l'inglese.
[Al momento della stesura dell'intervento, una versione parziale del brano è stata impostata in esecuzione automatica di sottofondo, qui sul Blog.]


ENYA - "ON YOUR SHORE"

Strange how
my heart beats
to find myself upon your shore.
Strange how
I still feel
My loss of comfort gone before.

Cool waves wash over
and drift away with dreams of youth
so time is stolen
I cannot hold you long enough.

And so
this is where I should be now
Days and nights falling by

Days and nights falling by me.
I know
of a dream I should be holding
days and nights falling by
Days and nights falling by me.

Soft blue horizons
reach far into my childhood days
as you are rising
to bring me my forgotten ways.

Strange how I falter
to find I'm standing in deep water
strange how my heart beats
to find I'm standing on your shore

TRADUZIONE ITALIANA

Strano come
il mio cuore palpiti
nel trovarmi sul tuo lido.

Strano come
ancora senta
la perdita della serenità prima smarrita.

Onde algide si rifrangono
e fuggono via con i sogni d'infanzia...
Così è rubato il tempo.
Non posso stringerti abbastanza a lungo.

E dunque
qui è dove dovrei essere.
Giorni e notti che scivolano via

Giorni e notti che mi scivolano accanto.
So di un sogno
che dovrei stringere
Giorni e notti che scivolano via
Giorni e notti che mi scivolano accanto.

Soffusi orizzonti blu
si stagliano fino ai miei giorni d'infanzia
mentre tu ti ergi
per riportarmi i sentieri dimenticati

Strano come io esiti
ad accorgermi che cammino su acque profonde
Strano come il mio cuore palpiti
per accorgermi che mi trovo sul tuo lido.

11月1日

The Oath


Come predetto circa un mese fa quasi in forma di anatema, la compilazione di un mio nuovo progetto si sarebbe presto compiuta. Ebbene, l'intervento d'oggi intende calcare ulteriormente quel pronostico, stavolta però per suggellarne (finalmente) gli esiti: ho l'onore di presentare al mio pubblico quest'ultima raccolta di composizioni digitali, la mia ultima "fatica" in ambito musicale...

Il mio album per pianoforte, "THE OATH"!

Sarò laconico: in primo luogo perché, vuoi per l'atroce clima altalenante di qui, vuoi per i sonni inquieti [tema del prossimo intervento] che stanotte hanno ingarbugliato le mie già labili sinapsi, ne deduco che oggi non spiri affatto un vento propizio per eventuali digressioni; in seconda istanza perché l'opera, che qui imbandisco a libero vaglio, non necessita di accorate introduzioni.

Si tratta di un album concepito e forgiato al PC, composto per Pianoforte, della durata di circa 53 minuti.

È una raccolta che racchiude tutto me stesso, credo.
È un po' lo specchio di tutto ciò che denota il mio animo, trasfigurato in 19 pezzi che, nella loro lapidaria sobrietà, trasudano sogni, speranze, affetti, dolori, patimenti, rancori, gioie e ambizioni.

I miei contenuti, dunque, si stagliano effusi tra tutte queste note. Mi auguro che anche voi li possiate scorgere e cogliere, durante l'ascolto. Credo che la comunicazione (anziché lo sfoggio di vuoti orpelli) costituisca il proposito primo e inderogabile del vero artista...

Ma bando a queste frivole, sterili e anche un po' boriose ciance!

Riporto di seguito il collegamento all'album completo.
Per scaricarlo, è sufficiente cliccare sul titolo dell'album raffigurato qui sotto, dopodiché selezionare la voce 'Salva con nome...' e collocare l'archivio su una cartella di propria preferenza. In seguito occorre estrarre i singoli brani dall'archivio, utilizzando WinRAR.


(L'album è pubblicato mediante Licenza Creative Commons 2.5)

Grazie a tutti in anticipo della pazienza e dell'interesse! Buon ascolto!