Ryunam's profilePersonal NotebookPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
October 05 Strong Mind, Weak HeartAssieme alla brezza autunnale che, seppur ancora flebile e tiepida, accarezza queste giornate di primo autunno, anche i miei interventi su questo Blog incedono come un treno in corsa, dipanandosi lungo una dorsale di pensiero che ancora non mi è del tutto chiara e manifesta. Ma tant'è. Oggi non vi assillerò con le mie canoniche e boriose illazioni su questo o quel tema. Piuttosto stavolta voglio donare ai miei (pochi) lettori un contenuto che per alcuni costituirà una sfiziosa novità, per altri la riproposizione di un diletto a me affine. Per un'altra persona ancora si tratta di una vera sorpresa, annunciatale da tempo ma prorogata ad libitum. Vi presento dunque un mio (nuovo) pezzo per pianoforte. È la prima volta in assoluto che inserisco un mio "parto" musicale qui, sul mio Spazio di MSN. Direi che fin troppi indizi convergono ad eleggere questo periodo come "fase di rinascite". Ma bando ai miei sproloqui. Di seguito riporto il brano, dal titolo "Strong Mind Weak Heart", fruibile gratuitamente da chiunque e pubblicato mediante Licenza Creative Commons 2.5. Ogni commento, impressione o invettiva sarà naturalmente ben accetta. Scarica qui "Strong Mind Weak Heart" Buon ascolto! October 03 Anteprima 'Hellenism Asunder'Un altro primo titolo che incalza da una prima lettera... l'inizio di una nuova tendenza? A scanso di queste vacue prolusioni, mi arrogo qui la licenza di pubblicare, su queste soffuse e acri pagine, un mio scritto di vecchia data. Si tratta di una di quelle opere vergate solo in forma primordiale, il cui incipit è stato appena concepito e intentato. Ne riporto appunto gli esordi, forse proprio perché auspico di recuperare questa trama e ordirne finalmente il prosieguo. Quindi considerate pure questo intervento come una sorta di protrettico, un'auto-esortazione alla fattività. Lascio ogni perentoria valutazione ai lettori, premettendo che il racconto afferisce al genere allegorico-macabro e che, per ora, si tratta di un parto incompiuto. Buona lettura! HELLENISM After The Dawn / Before The Twilight
Era sera.
La città rifulgeva sotto il manto di un cielo illune, come una foglia raggrinzita appena discesa dal groviglio. Nell'impervio tessuto dei suoi bagliori, le torme di persone che ne lastricavano le strade madide parevano quasi assorte in un vacuo fragore. Senza cognizione ne erano diventati gli orpelli. Tanti piccoli orecchini di una dama leziosa.
Lo scroscio di
una flebile pioggia iniziò a lambire quel tessuto,
picchiettando la dolenza di quel sussiego serale. Nessuno sembrava
curarsene comunque: erano solo lacrime del cielo e, del resto, tutti
erano già roridi delle proprie.
Hellen solcò,
con passo spigliato ma schivo, l'asfalto quasi rubicondo. Piano
piano, vacante e pensosa, si inerpicò per le strettoie e gli
omenti di quel triste scenario.
Ora ne aveva
pena.
Da giovane, però,
aveva sempre sognato di vivere in una megalopoli.
Alla mamma diceva
spesso: “Mamma, portami in città! Voglio vedere il mondo!”. Sua madre, con buona lena e pazienza, non capiva il senso di quella
richiesta e ribatteva con un sorriso: “Mamma, il mondo in città è diverso dalla mia cameretta!”
Quella risposta,
quel ricordo surrettizio affrescò di mestizia il volto di
Hellen; non perché ora si beffasse della sua puerilità
infantile, o nutrisse rimorso. Tutt'altro: in fondo però
pensava ancora di non essere mai stata compresa del tutto da sua
madre.
Ad un tratto, si
scrollò di dosso l'onta di questi pensieri lesivi.
“In fondo
perché ci sto andando?” si chiese, conversando tra sé
e sé.
'Ma che
importa?'' si diceva spesso la fanciulla dalla chioma bionda.
Lei era una
roccia scolpita solo parzialmente; un'aquila che anelava al suo nido
senza conoscerne le fattezze. Una splendida primula appassita
anzitempo. Non era forse il suo stesso nome l'apocrifo lascito di un'anatema?
Mentre la pioggia
bagnava il suo volto esanime, Hellen giunse infine presso un portico
socchiuso, dalle cui fessure filtrava una fredda luce. Aveva cominciato a frequentare quella clinica due anni prima, al manifestarsi delle prime anomalie.
Dapprima aveva
cominciato a udire voci tremule e distanti, ma solo in sogno;
tuttavia queste curiose ricorrenze, con la loro cadenza fissa,
l'avevano già allora gettata in allarme. Iniziò a
scorgere figure informi, spettri che la canzonavano, la deridevano,
la torturavano... A un certo punto le ombre sembrarono dissiparsi. La bruma che l'attanagliava cominciò a diradarsi fino a scemare nel vuoto del ricordo.
Tuttavia, a poco
a poco anche il fiore della sua bellezza... appassì con
l'oscurità. Steli e petali caddero, ridendo della venefica
inerzia del mondo. Il viatico del Vello d'Oro aveva corroso la sua
stentorea beltà, prosciugandone tutta la luce.
Hellen, dunque,
si era ritrovata di nuovo sola, anzi... forse ancora più sola
di prima. Nonostante ciò, la ragazza avanzò nuovamente in quel ricettacolo di false panacee.
L'ingresso della
clinica Argo, che pur godeva di ingente fama in città, non era
certo un esempio di sfarzo: le mura erano spoglie ed erano tinte in
un unica cromìa di giallo.
“Cosa vorranno
ancora da me?”
“Bentrovata,
cara Hellen.”
La ragazza lo
riconobbe immediatamente: si trattava di Gorgia, burattino degli
animi e dirigente del luogo.
Era forse lei a
non aver capito l'amore che le era stato donato? “Accomodati. Hai dunque letto la mia lettera, vedo.”
Hellen annuì
senza battere ciglio. Ora si sentiva sobillata da una infantile
curiosità.
Il dottore la
fece accomodare nel suo studio, adornato (in totale discrasia con
l'atrio) da arazzi barocchi delle più pregevoli risme.
“Cara ragazza,
non voglio tediarti con i miei sproloqui, anche se confesso una certa
letizia nel vederti in così soave forma... Ma niente lusinghe
per stasera. Sono 2 mesi che la terapia è stata ultimata con
successo. Ebbene, ora Argo ha bisogno che tu... esibisca un
tornaconto. Devi restituirci la Rosa Cinerea.”
Un primo vero
sussulto mise in subbuglio il cuore della donna leggiadra, un tempo
così giovane e ardita. ---- |
|
|